sirene 12 - Approfondimento
ottobre 2017

Marco Lapi: IL CONTRIBUTO DEL VOLONTARIATO NEL PERCORSO DI CURA

Nel giugno 2016 l’Associazione Progetto Itaca invitò a Firenze l’onorevole Ezio Casati per presentare un disegno di legge depositato alla Camera a integrazione della 180, di cui era il primo firmatario: uno dei punti fondamentali prevedeva la valorizzazione dei cosiddetti Ufe (utenti e familiari esperti) a fianco dei professionisti nel complesso campo della salute mentale. C’era ottimismo per una veloce approvazione del testo, poi evidentemente impantanatosi
nei meandri dell’attuale, complicata fase politica nazionale. Sennonché, martedì 19 settembre, è giunta la notizia della presentazione, in Senato, di un nuovo disegno di legge, teso anch’esso ad “aggiornare” la 180. Senza entrare nei dettagli, ciò che colpisce maggiormente nel testo rispetto alla
proposta Casati è la scomparsa degli Ufe, quasi si fossero trasformati in… Ufo! Generici riferimenti al terzo settore e al privato sociale, ma nient’altro.
Ancora oggi, quindi, permangono posizioni sostanzialmente diverse rispetto a uno stesso problema: c’è chi crede ci si debba affidare esclusivamente o quasi a ciò che possono garantire le istituzioni e chi invece ha compreso il valore
che può rappresentare l’apporto delle forze della società, a partire dai più diretti interessati. Al di là delle leggi, sarebbe infatti opportuno che si moltiplicassero, a livello territoriale, buone pratiche di coinvolgimento non solo di familiari
e utenti ma, più in generale, di tutto quanto può offrire il ricchissimo campo del volontariato anche nell’ambito della salute mentale. Perché lo richiede, certamente, l’attuale scarsità di risorse e di organici della sanità pubblica e dei servizi sociali, e soprattutto perché da certe malattie non si esce solo con i farmaci e il rapporto con il terapeuta: il riprendersi in mano la propria vita e le relazioni sarà senz’altro facilitato con l’aiuto di tante persone vicine. L’esperienza di Progetto Itaca per questo è importantissima, ma pare un po’ una perla rara, se non unica, nel campo della salute mentale, che avrebbe necessità di tanti volontari -
ovviamente competenti – nei diversi settori di possibile impegno, anche alla luce delle nuove conoscenze su esperienze positive in campo terapeutico. Un esempio: abbiamo avuto modo di leggere diversi articoli sui benefici della “montagnaterapia”, tutti però legati a esperienze pilota difficilmente riproponibili su larga scala proprio per mancanza di accompagnatori. Ma anche, per gli utenti più complessi, la questione delle amministrazioni di sostegno, dove altri professionisti – gli avvocati – si sostituiscono spesso e volentieri a parenti che magari non sono in grado di svolgere questo compito, senza però garantire la necessaria attenzione anche sotto il profilo del rapporto umano. Naturalmente, oltre a una maggior apertura da parte di psichiatri e istituzioni al ruolo che può svolgere il volontariato, occorre… che i volontari ci siano! E qui entriamo in un punto dolente, perché solitamente chi vuol dedicarsi agli altri non pensa a questo tipo di fragilità: occorre quindi trovare modi e mezzi perché in tanti possano venire a dare una mano.